E se gli altri avessero ragione?
Sunday, October 25th, 2009Published on PaperUni Anno 0, Numero 2.
Quotidianamente ci si ritrova ad affrontare dei contraddittori, per i più disparati motivi, politica, religione, scienza, lavoro, questioni legali e nelle più diverse modalità: discussione al bar, pianificazione o realizzazione di progetti contrapposti, dibattito televisivo, scontro allo stadio, duello alla sciabola e chi più ne ha più ne metta.
Tuttavia nessuno, o comunque in pochi lo fanno, si pone la domanda “e se fossero gli altri ad avere ragione?” In fondo, non è impossibile che la propria posizione sia sbagliata: se ci sono due tesi contrapposte e mutuamente esclusive allora, per certo, almeno una deve essere necessariamente sbagliata. Qualcuno erroneamente potrebbe speculare su questa semplice proposizione per dimostrare che la propria posizione sia l’unica possibile, tuttavia non funziona così: non è vero che in presenza di più teorie in contraddizione ce ne deve essere necessariamente una corretta; ma questa è un’altra storia.
Si è ormai abituati a mettere in discussione qualsiasi cosa provenga dall’esterno, ma mai nessuno mette in discussione se stesso, le proprie opinioni, le proprie teorie. Come per il colonnello Kurtz la reale forma di libertà è vivere liberandosi non solo dall’opinione degli altri ma anche dall’opinione di se stesso, così ognuno dovrebbe non solo mettere in discussione ciò che proviene dagli altri ma anche, e forse soprattutto, ciò che proviene da se stessi.
Fino ad ora si è discusso solo della totale correttezza o scorrettezza di un’idea, di un modo di fare e così via, tuttavia l’esperienza, la storia, insegnano che quasi mai esiste una teoria completamente nuova e corretta contro diverse altre necessariamente sbagliate, ma via via si formula una teoria sempre più corretta dalla fusione di più teorie sbagliate; e a volte questo avviene anche in maniera non lineare, cioè si passa da un certo grado di correttezza ad uno maggiore passando però per uno minore di quello di partenza.
Un’idea quindi riesce a contaminare e soprattutto farsi contaminare solo se l’autore e chi la porta avanti prevede che la stessa possa essere messa in discussione e quindi possa essere sbagliata e magari che fossero gli altri ad avere ragione, o qualcosa del genere.
Seppure bello a dirsi e a leggersi quasi mai è questo il modo di fare che ciascuno adotta, probabilmente perché è difficile contrattaccare mentre ci si attacca e ci si difende da se stessi, ed è difficile anche attaccare se stessi.
In fondo però anche questo modo di fare: mettere in discussione se stessi, chiedersi se sono gli altri ad avere ragione; anch’esso dovrebbe essere messo in discussione poiché si tratta comunque di una teoria, che trova contraddizioni nel modo comune di fare.
Ma già il dover mettere in discussione la correttezza di questo modo di fare ne certifica la correttezza stessa; tuttavia postulare la correttezza del metodo è sbagliato secondo il metodo stesso … sono stanco, ho fame e fa freddo.
Editoriale: “E se gli altri avessero ragione?”
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